Omaggio a Vivaldi - Associazione Sicut Lilium

Omaggio a Vivaldi - LocandinaIl secondo concerto della rassegna "Sentieri di Musica 2015 - Splendori italiani", è dedicato al brillante compositore veneziano.

Coro misto «Sicut Lilium»
gruppo vocale «Ensemble del Giglio»
orchestra barocca «Aurea Armonia»
Antonio Canino, violoncello
Sveva Martin, soprano
Annalisa Mazzoni, contralto
Livio Cavallo, direttore

Il concerto sarà proposto in tre date:
30 maggio, ore 21:00 - Beinette (CN), Chiesa Parrocchiale
31 maggio, ore 17:00 - Niella Tanaro (CN), Chiesa Parrocchiale
6 giugno, ore 21:00 - Cuneo, Parrocchia di Santa Maria

Il profluvio di virtuosismi, per cui il “Prete rosso” è famoso, trasfigura in un’architettura formale avvincente ed in un’energia ritmica e melodica di grandissimo coinvolgimento nei brani sacri di Antonio Vivaldi. La incredibile fama dei brani proposti in questa serata (Gloria, Beatus vir), ri-conquistata già subito dopo la prima esecuzione moderna ad opera di Alfredo Casella nel 1939, è frutto del naturale incontro tra un gusto brillante, spettacolare e fastoso e la fluidità compositiva del maestro veneziano.

 

Programma:

Anna Galliano, Che farmene delle stelle
Sergio Sentinelli, Pater Noster
Manolo Da Rold, Jubilate Deo

Vivaldi, Beatus vir (RV598)
Vivaldi, Concerto per archi e oboe (RV451)

Vivaldi, Gloria (RV589)


Antonio Vivaldi
La vita di Antonio Lucio Vivaldi (nato a Venezia nel 1678 e morto a Vienna nel 1741), detto il Prete Rosso per via del colore dei suoi capelli (nei ritratti celati da parrucche, com’era uso all’epoca), così come le vicende legate alla riscoperta dei suoi lavori e alla fortuna della sua musica sono avvincenti e misteriose, degne di un romanzo.
Suo padre fu barbiere e musicista part-time, fino a quando nel 1686 si votò completamente alla musica fondando il «Sovvegno dei musicisti di Santa Cecilia», presieduto dall’illustre Giovanni Legrenzi.
Vivaldi potè studiare precocemente il violino con il padre, probabilmente già nella sua bottega di barbiere, ove era uso far trovare agli avventori strumenti musicali con i quali intrattenersi.
Fu probabilmente indirizzato dalla madre agli studi ecclesiastici forse per un suo voto fatto al momento del parto (il neonato sarebbe diventato sacerdote se fosse sopravvissuto). Impedito a celebrare la messa, sin da un anno dopo l’ordinazione sacerdotale, dalla «ristrettezza di petto» (forse un asma bronchiale) che lo affliggeva dalla nascita, non se ne fece però limitare per i suoi numerosi viaggi.
Fu tra i più virtuosi violinisti del suo tempo, compositore influente, esponente di spicco del tardo Barocco veneziano; la sua produzione è vastissima e contribuì significativamente allo sviluppo del «concerto» e della tecnica del violino.


Il fondo Foà-Giordano
Come avvenne per molti compositori del Barocco, dopo la sua morte il suo nome e la sua musica caddero nell’oblio. Sarà solo verso la fine dell’Ottocento che si comincerà nuovamente a parlare di lui, quando, con lo sbocciare di vari studi su J. S. Bach, emerse che Vivaldi aveva suscitato l’interesse del sommo Kantor. Seguirono alcuni studi ed un primo catalogo delle sue opere. Fu però solo poco prima della metà del XX secolo che si tornò a parlare più diffusamente di Vivaldi, grazie al ritrovamento di una collezione amplissima di manoscritti, avvenuta in modo avventuroso e straordinario: la collezione Foà-Giordano.
Basti qui ricordare che il fondo Foà-Giordano, comprendente 80 cantate, 42 opere sacre, 20 opere, 307 brani strumentali e l’oratorio Juditha triumphans, ora conservato presso la Biblioteca Nazionale di Torino, vi giunse però solo negli anni Trenta in seguito alle interessanti vicende che seguirono la vendita di alcuni manoscritti da parte di un Collegio Salesiano di Casale Monferrato, di cui si ignorava l’autore: quei manoscritti, lascito del marchese Durazzo, si rivelarono essere l’esatta metà di un’eredità risalente al Settecento. Si cercò l’erede della metà mancante (i fascicoli erano stati separati in due parti, ad un erede i fascicoli pari, all’altro i dispari) e, individuatolo a Genova, fu necessaria tutta la delicatezza del confessore, un gesuita di grande perizia, per ottenere dal proprietario l’accesso alla sua biblioteca personale.
Il nome del fondo è legato a Foà, ricco agente di cambio, e Giordano, facoltoso industriale tessile, che si fecero persuadere ad acquistare le due parti del fondo per donarle alla Biblioteca Nazionale di Torino, in memoria dei rispettivi figli, morti in tenera età.
Finalmente, nel settembre 1939, alcuni di quei brani, riveduti da A. Casella ed altri, furono eseguiti durante la «Settimana celebrativa di Antonio Vivaldi». Da allora è iniziata la riscoperta e la fama attuale del Prete Rosso.

 

Venezia e l’Ospedale della Pietà
Il luogo primo di espressione della musica sacra a Venezia, da sempre, e dunque anche nel ‘700, è la Cappella Ducale di San Marco. Nel periodo in cui vive Vivaldi è già divenuta un’istituzione secolare, dotata di tradizione solidissima che diviene essa stessa simbolo dell’orgoglio e della forza indipendente della Serenissima; così è descritta la Cappella dagli amministratori stessi:

«gioia ch’adorna il suo diadema regale che lo fa risplendere in faccia a tutto il mondo cristiano, ch’ammira in essa non solo la singola pietà della Repubblica, ma anche la sua regia grandezza».

Venezia concentra sforzi economici e politici nel mantenimento ad alto livello della Cappella Ducale, anche perché San Marco in quel periodo ancora non gode del titolo di Cattedrale ed è emanazione diretta del potere tutto laico del Doge.
Le forze produttive, i musicisti, oltre a lavorare per la Cappella Ducale possono anche impegnarsi per i quattro Ospedali Grandi della città, che, insieme alla Cappella Ducale, formano la struttura di base della musica istituzionalizzata di Venezia.
Gli Ospedali sono gestiti da una congregazione laica aiutata dalla Repubblica Veneta; tra questi l’Ospedale della Pietà, in cui Antonio Vivaldi lavorò per lunghi periodi.
Gli Ospedali Grandi, raccolgono vari strati della società, dai più poveri, reietti, malati cronici, anziani, fin su, su alle «figlie di comun» e soprattutto alle «figlie di coro», ragazze orfane o abbandonate in tenerissima età.
Inizialmente gli abbandoni avvengono nella «scaffetta», una nicchia di dimensioni piuttosto ridotte nel perimetro dell’istituto, sostituita in seguito dalla più ampia «ruota».
I bambini ed i neonati sono qui abbandonati dai genitori per i motivi più disparati, da quelli economici, alle dispute familiari, alle intenzioni educative.
Sì, perché a differenza di altri ospizi, gli Ospedali si ammantano di un volto artistico, con l’ornamento delle «figlie di coro» che si occupano del canto, ma vengono educate anche al suono degli strumenti. Ed eccellono. Eccellono grazie a celebri maestri come Nicola Porpora, Johaun Adolf Hasse, Francesco Gasparini e Antonio Vivaldi che avrebbe portato l’orchestra della Pietà a fama internazionale nel periodo (1703-1740) del suo servizio presso questa istituzione.
L’eccellenza artistica nasce da una formazione rigorosa di alto livello di cui talvolta cercano di servirsi anche famiglie benestanti, pur non avendone diritto: ancor oggi si può trovare in Venezia questa iscrizione del Doge (nell’ortografia dell’epoca):

«Fvlmina il Signor iddio maledizioni e scomuniche contro quelli quali mandano o permettano syno mandati li loro figlioli e figliole si legittimi, come naturali in questo Hospedale della Pietà havendo il modo, e facvlta di poterli allevare esseendo obligati al risarcimento di ogni danno e spesa fatta per quelli, ne possono esser assolti se non sodisfano, come chiaramente appare nella bolla di nostro signor Papa Paolo terzo
Data Adl 12 Novenbre  L’anno 1548 »


Note al programma
Il profluvio di virtuosismi, per cui il “Prete rosso” è famoso, nei brani sacri trasfigura in un’architettura formale avvincente ed in un’energia ritmica e melodica di grandissimo coinvolgimento. L’incredibile fama del Gloria, ri-conquistata già subito dopo la prima esecuzione moderna ad opera di Alfredo Casella nel 1939, è frutto del naturale incontro tra un gusto brillante, spettacolare e fastoso e la fluidità compositiva del maestro veneziano. In merito alla musica, tutta da godere, di questo meraviglioso Gloria, altro non diremo.

Le voci corali del Gloria RV589 - Un falso enigma?
Vivaldi compose almeno tre diversi Gloria. Uno è andato perduto; dei due rimasti, il Gloria RV589 è oggi  il più popolare: è il Gloria di Vivaldi, tout-court.
Fu probabilmente composto per l’Ospedale della Pietà verso la fine del 1716. Presso questo Ospedale l’organico vocale era di sole donne, le «figlie di coro»; questo lascia aperte molte ipotesi sul perché il manoscritto che ci è pervenuto (conservato presso la Biblioteca nazionale di Torino, nel Fondo Foà-Giordano) preveda parti di Tenore e Basso. Allo stesso tempo è però possibile che queste stesse fanciulle cantassero anche le parti di Tenore e Basso, tenendo conto che il diapason in uso a quel tempo a Venezia era probabilmente un poco più alto dell’attuale e considerando anche la notevole preparazione vocale delle «figlie di coro», oltre alla possibilità di cambi di ottava e scambi di parti, talvolta suggeriti dalla scrittura polifonica.
E’ infine altresì possibile che le composizioni di Vivaldi di quel periodo fossero destinate ad un utilizzo anche al di fuori dell’ Ospedale della Pietà.

Dell’organico
Data la vasta diffusione e la popolarità di questo Gloria se ne possono incontrate esecuzioni dagli organici più disparati; le principali differenze sono nel numero di archi impiegati e nel tipo di strumenti adottati.
In questo concerto l’orchestra barocca «Aurea armonia» impiegherà copie di strumenti antichi, analoghi a quelli usati da Vivaldi, dalle sonorità e dalle possibilità di fraseggio sensibilmente differenti da quelli moderni.

La tromba naturale e l’oboe barocco, oltre che per l’appropriatezza filologica, continuano ad essere anche oggi scelta preferibile per un miglior dialogo sonoro con le voci e per la dolce fusione dei timbri.
In quest’ottica, per l’organico del basso continuo, oltre a violoncello e contrabbasso barocchi, si utilizzerà un equivalente del ClaviOrgano, strumento diffuso dal XV al XVIII secolo, che nasce dalla combinazione di un clavicembalo ed un organo positivo, così da unire la brillantezza dei «pizzichi» (clavicembalo, arpa, tiorba, ...) con il sostegno sonoro dell’organo.
L’organico «cameristico» degli archi, se potrà sorprendere alcuni, nondimeno, al di là di esigenze organizzative ed intenti divulgativi, appare musicalmente plausibile, alla luce della nobilissima tradizione di artigianato musicale che ha caratterizzato in buona misura il Barocco.

Imprestiti e plagi
Nel Settecento la ricerca di casi in cui l’idea musicale di un compositore fosse «presa in prestito» da altri musicisti era forse più ardua per disagevoli comunicazioni e spostamenti o forse poco interessava.
Non era raro il riutilizzo di temi, anche propri: lo si può riscontrare in Haendel, Vivaldi e Bach. In alcuni casi il riutilizzo di materiale altrui era considerata autentica ammirazione, omaggio ad un maestro degno di citazione. Più sottile è il caso di veri e propri «plagi».
Potremmo comunque congetturare che Vivaldi non amasse comporre «fughe» o non avesse il tempo di farlo. In questo Gloria infatti gli unici due movimenti fugati non sono sua invenzione: l’ultimo movimento del Gloria RV589, un fugato, appunto, (il «Cum Sancto Spirito») è preso quasi completamente da analogo movimento di un Gloria di Giovanni Maria Ruggieri datato 9 settembre 1708; anche il «Propter magnam Gloriam tuam» risulta un «imprestito».
C’è dell’altro: per la nostra mentalità, forse ossessionata dall’originalità e dal diritto d’autore, lo scoprire che nella biblioteca di Dresda è conservato il «Concerto a 4 con violino primo obbligato» di uno sconosciuto Gaetano Maria Schiassi (*1698 in Bologna - attivo a Bologna e Mantova, e dal 1734 a Lisbona - †1754 in Lisbona ), con l’incipit quasi identico a quello del Gloria di Vivaldi, apre un’infinità di ipotesi.

Beatus vir
Vivaldi compose almeno tre brani sul Salmo 111, di cui uno è andato perduto. Il Beatus vir RV598 consiste di un solo movimento che richiede la presenza sia di tre Soli che del Coro, oltre all’orchestra: un unicum tra le sue opere sacre sopravvissute. Scritto anch’esso probabilmente nel  primo periodo presso l’Ospedale della Pietà (1713-1719), mostra come Vivaldi seppe superare varie difficoltà compositive, non ultima la lunghezza del testo: ben nove versi, disposti in un unico movimento dalle proporzioni inusuali di 420 misure. Lo stile e la forma sono quelli di un concerto strumentale ampliato. Ci sono almeno venticinque sezioni, ritornelli o episodi, e si toccano sei tonalità, oltre alla tonica. Le tre voci sole ed il coro sono trattati come i solisti in un concerto strumentale; equilibrio e varietà sono sapientemente alternati. E’ ammirevole l’economia tematica di Vivaldi: una frase cadenzante facilmente riconoscibile di sole sei note percorre l’intero movimento.
E’ un brano meno conosciuto del Gloria, ma di sorprendente freschezza.

Oggi
Quest’edizione di «Sentieri di Musica» è intitolata «Splendori italiani». La vitalità musicale italiana non è certo esclusiva del passato.
Il mondo corale italiano, particolarmente negli ultimissimi decenni, sta vivendo una stimolante rinascita: numerose e valide formazioni vocali, bravi direttori, cantori motivati, compositori giovani e talentuosi.
Senza pretendere di essere rappresentativi di questa «primavera corale», semplicemente vi attingiamo: lirico ed evocativo il primo brano («Che farmene delle stelle» di Anna Galliano), classicamente sacro ma armonicamente denso il secondo («Pater noster» di Sergio Sentinelli), più ritmico l’ultimo («Jubilate Deo» di Manolo Da Rold).
La scelta di questi brani, oltre al valore musicale, è facilitata da alcuni aspetti: l’apprezzamento e la conoscenza diretta con Anna, la stima artistica «a distanza» con Sergio ed il desiderio di un’apertura ritmica nel sacro di Manolo Da Rold.


Annalisa MazzoniAnnalisa Mazzoni, contralto, ha iniziato i suoi studi al conservatorio di Torino dove si è diplomata in oboe con Bruno Oddenino e dove ha cantato per molti anni nel Coro da Camera del Conservatorio con Dario Tabbia. Ha proseguito frequentando il corso di oboe barocco al Conservatorio di Verona con Paolo Grazzi, ma nello stesso periodo ha deciso di dedicarsi completamente al canto.
Nel 2013 ha quindi conseguito il Master in Performings Arts-Canto, presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano seguita da Luisa Castellani e Barbara Zanichelli.
Si sta specializzando in canto barocco e rinascimentale e frequenta attualmente corsi e masterclass con Anke Herrmann, Sara Mingardo, Michele Pasotti, Rosa Dominguez, Gabriel Garrido, Marco Scavazza e altri.
Collabora come corista e solista con numerosi ensemble: Coro della Radio Svizzera Italiana RSI in Lugano diretto da Diego Fasolis, La Compagnia del Madrigale e Cantica Symphonia diretto da Giuseppe Maletto, Collegio Musicale Italiano diretto da Adriano Gaglianello, I Musici di Santa Pelagia diretti da Maurizio Fornero, Academia Montis Regalis, Il Canto di Orfeo - La Verdi Barocca diretti da Gianluca Capuano e Ruben Jais, Coro Maghini, diretto da Claudio Chiavazza e dallo stesso preparato per le produzioni sinfonico corali dell’Orchestra Nazionale della RAI, Vox Altera ensemble diretto da Massimiliano Pascucci. Ha cantato sotto la direzione di Ottavio Dantone, Alessandro De Marchi, Diego Fasolis, Attilio Cremonesi, Helmuth Rilling, Christopher Hogwood, Juanjo Mena, Rafael F. De Burgos, Kristjan Järvi, Ivor Bolton, e altri, in Italia e all’estero.
Ha partecipato numerose volte al Festival di musica Antica di Innsbruck.
Alcuni esempi di repertorio che ha attualmente in programmazione in concerti nazionali e internazionali: cantate di Antonio Vivaldi, Benedetto Marcello e Alessandro Scarlatti, opere sacre di Alessandro Stradella, Giuseppe Torelli e Alessandro Scarlatti, Lamentazioni di Giovanni Paolo Colonna, Mottetti di Michel-Richard Delalande, Meditations pour le Carême di Marc-Antoine Charpentier, Messa in Si minore di Johann Sebastian Bach, Messiah di Georg Friedrich Händel, Magnificat di Francesco Durante, Membra Jesu Nostri di Dietrich Buxtehude.
Ha inciso per Deutsche Harmonia Mundi, Elegia Records e CPO.

 

Sveva MartinSveva Martin, diplomata in flauto traverso nel 2000 presso il conservatorio «G. Cantelli» di Novara  sotto la guida  del M° Enrico Ferretti, successivamente ha intrapreso la pratica degli strumenti antichi (flauto diritto e traversiere settecentesco), e nel 2006 ha conseguito la Laurea di primo livello in «Flauto Traverso Storico», con Francesca Odling, presso il conservatorio «G. Verdi» di Torino.
Dal 1999 si dedica allo studio del canto frequentando seminari di vocalità, prevalentemente antica e barocca con Giuseppe Maletto, Laura Fabris, Monica Piccinini, Claudio Cavina, Sara Mingardo, Barbara Zanichelli e masterclass presso i conservatori di Vicenza e L’Aquila con Gloria Banditelli e Sandro Naglia.
Dal 2004 ha collaborato con il Coro Maghini di Torino diretto dal M° Claudio Chiavazza (produzioni delle stagioni sinfoniche della Rai e dell’Academia Montis Regalis). Ha collaborato, in qualità di cantante solista, corista e strumentista, con numerosi ensemble: Cantica Symphonia diretto da Giuseppe Maletto, Affetti Musicali diretto da Claudio Chiavazza, Vox Libera diretto da Dario Tabbia, Collegio Musicale Italiano diretto da Adriano Gaglianello, Il Falcone diretto da Fabrizio Cipriani, Concento Ecclesiastico diretto da Lucafranco Ferrari, Coro Sicut Lilium e Ensemble del Giglio diretti da Livio Cavallo; ha partecipato a varie rassegne tra Italia Francia e Svizzera tra cui MITO Settembre in Musica, Cantar di Pietre (Canton Ticino), Festival di musica Antica di Hyères, Les BaroQuiales di Sospel.
Con  l’ensemble Cantica Symphonia ha partecipato alle esecuzioni e incisioni  di musica antica di Dufay, Monteverdi, Cavalli, Schütz, Bach e Festa,  per le etichette Stradivarius e Glossa.
Dal 2005 dirige l’ensemble lirico Checco Bossi di Centallo.
Ha insegnato Teoria e Solfeggio e  Flauto Insieme presso il Civico Istituto Musicale di Saluzzo, ha partecipato al Progetto Diderot di divulgazione musicale. Ha tenuto laboratori musicali presso varie scuole di Mondovì.
Come insegnante di canto, flauto traverso e coro di voci bianche collabora con la Piccola scuola di musica di Beinette (Associazione Sicut Lilium), l’Associazione musicale Pentagramma di Centallo, la Scuola Comunale di Musica di Mondovì (Academia Montis Regalis) .
Si dedica prevalentemente all’attività concertistica e all’insegnamento, con particolare interesse ai progetti didattici per i piccoli.

 

orchestra barocca Aurea Armonia, orchestra barocca fondata nel 2012 da studenti del conservatorio di Torino, è formata da strumentisti che condividono la passione per la musica antica, ed in particolare per il Barocco. Si propongono di eseguire musica su strumenti antichi ed in modo filologico, riscoprendo anche compositori poco conosciuti.
I musicisti hanno alle spalle esperienze orchestrali e solistiche in rassegne ed eventi musicali di alto livello e studi con alcuni dei massimi esperti a livello europeo.
L’ensemble si è esibito in numerose rassegne musicali fra cui Classica al Roccolo 2012 (Busca), Marchesato Opera Festival di Saluzzo, rassegna Musica e Medicina (Biella), tradizionale concerto di S.Giuseppe di Ciriè (TO), festival Musikaè-amici della musica Busca, rassegna della corale Vox amica di Bruino (TO), festival Corio Barocca 2014 (TO). Nel corso degli anni l’ensemble ha collaborato con i cori Vox Amica di Bruino (TO), Eufone di Ciriè (TO) e con la Corale Polifonica di Sommariva Bosco. Il gruppo è stato diretto occasionalmente da Alberto Mattea, Luca Ronzitti, Alessandro Ruo Rui.
Nell’aprile del 2015, in occasione dell’ostensione della Sindone, l’orchestra ha eseguito in prima assoluta un oratorio composto in stile barocco da Alberto Mattea, con ottimo successo di pubblico.
Con Aurea Armonia hanno collaborato, e si sono esibiti, numerosi barocchisti di fama (Enrico Bava, Fabio Furnari, Gian Luigi Ghiringhelli, Teresa Nesci, Adriano Popolani, Alessandro Ruo Rui, Stefano Vezzani, Massimo Lombardi, Rossella Giacchero).

 

Coro “Sicut Lilium” (come un giglio) è nato nel 1999 ed è diretto dalla fondazione da Livio Cavallo. Il repertorio del coro comprende brani rinascimentali e contemporanei. Il coro ha frequentato seminari di vocalità (M. Tarone, M. Farinella). Ha partecipato ad alcune rassegne, ha tenuto concerti nel cuneese e fuori provincia. In numerose occasioni ha proposto la “Lectio divina cantata” presso la Certosa di Pesio, meditazione in musica sulle Scritture. Ha eseguito in prima assoluta lavori di M. Maero, B. Gallizio e di altri autori piemontesi. Ultimamente sono frequenti le commissioni di brani (l’oratorio «Qoèlet» e «Buon collage» di A. Baudino) e le collaborazioni con gruppi strumentali.

 

Ensemble del Giglio, nei suoi 10 anni di attività, si è occupato di musica Rinascimentale, di musica del Novecento, fino alla musica Contemporanea; ha proposto concerti dal programma molto differenziato («Classico & Neoclassico» programma di autori italiani del Novecento neoclassico, «Responsori delle Tenebre» di T. L. Da Victoria, «Senso e Nonsenso» programma dalla musica sacra al divertissement al nonsense, e altri programmi natalizi e di intrattenimento), ha commissionato brani ed eseguito prime assolute (oratorio «Qoèlet» di A. Baudino). L’organico si è andato stabilizzando, per una esigenza di maggior intesa e di affinamento delle sensibilità musicali, richiesta dal prevalere del repertorio a cappella.

 

Livio Cavallo ha studiato pianoforte con C. Franco presso il conservatorio di Cuneo, ha frequentato i corsi di Musica e Canto Rinascimentale presso la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo con K. Boeke e G. Maletto e Direzione di Coro  con E. Camoletto e C. Chiavazza. Ha studiato canto con Giuseppe Maletto, Marco Farinella, Renata Colombatto, ed ha frequentato alcuni seminari con Barbara Zanichelli. Ha approfondito il repertorio contemporaneo con il Torino Vocalensemble con cui ha partecipato ad alcuni tour europei.
Come tenore ha tenuto concerti in Italia ed all’Estero, con varie formazioni tra cui: Cantica Symphonia (Giuseppe Maletto), con cui ha registrato musiche di Dufay, Il Falcone (Fabrizio Cipriani), NovAntiqua (Elena Camoletto), Gli Affetti Musicali e il Coro Maghini (Claudio Chiavazza), collaborando anche con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e l’ Academia Montis Regalis.
Ha fondato nel 1998 il coro amatoriale Sicut Lilium, nel 2005 il gruppo vocale Ensemble del Giglio; ha fondato nel 2010 e dirige la Piccola Scuola di Musica di Beinette (CN); dal 2001 è direttore artistico della Rassegna corale Madonna della Pieve e di Sentieri di Musica.