Qoèlet. Che senso la vita? - Associazione Sicut Lilium

SM2014 Qoelet Locandina A4 web

Sabato 15 novembre 2014
ore 21:00
Cuneo, chiesa dei Tomasini

Domenica 16 novembre 2014
ore 17:00
Niella Tanaro, chiesa Parrocchiale

 

gruppo vocale "Ensemble del Giglio"
coro "Sicut Lilium"

Fabrizio Dutto, violino
Luca Cerelli, clarinetto
Martino Olivero, violoncello
Nicola Campanella, vibrafono

Teresa Roatta, flauto

Livio Cavallo, direttore

 

Da «Vanità di Vanità» di Branduardi alla musica colta di autori contemporanei. Al centro una composizione musicale di Andrea Baudino, commissione dell’Ass. Sicut Lilium: un nuovo Oratorio in Italiano dal titolo "Qoèlet", per due Cori, Soli e Quartetto strumentale.
L’apparente insensatezza del mondo, l’anelito ad un “risarcimento” per l’impegno del giusto e del saggio sono i temi che turbano l’animo del Qoèlet, biblico re d’Israele; il tema attuale del disagio esistenziale trova un qualche approdo negli ultimi capitoli del Qoèlet stesso e nelle riflessioni di Sant’Agostino:

“Ama e fa’ ciò che vuoi. In questo consiste la nostra vita: esercitarci col desiderio.”

Una composizione dall’ampio organico che reinterpreta la forma musicale dell’oratorio.


L'Associazione Sicut Lilium, con le sue formazioni musicali (Il Coro Sicut Lilium e l'Ensemble del Giglio) hanno voluto misurarsi con un Oratorio sacro in Italiano; sentire viva ed attuale l’espressione del sacro in musica.

L’Oratorio, per il succedersi di personaggi, identificati nelle diverse voci dei cantori, e di momenti di narrazione, di commenti, di sentimenti collettivi, affidati ora al coro ora alla musica, permette un grande coinvolgimento ed una forte identificazione con il testo.
Se la forma dell’Oratorio è stata, ed è tuttora, molto apprezzata nel mondo protestante lo si deve probabilmente anche alla lingua utilizzata, la lingua madre del pubblico cui si rivolgeva: basti citare, come esempio, le passioni di Bach, oltre la genialità musicale, in lingua tedesca, notissime ed apprezzate a tutt’oggi.
Per varie ragioni in Italia la musica sacra colta è però tradizionalmente in lingua latina.
La lingua madre, per noi l’Italiano, rende spontanea, immediata, l’identificazione con i personaggi; certamente si può rivolgere ad un pubblico più vasto, ma soprattutto permette di vivere in modo diretto, interiore, il messaggio testuale, senza i filtri e le mediazioni culturali del Latino e del Tedesco. Abbiamo per questo scelto di proporre un Oratorio in Italiano.

E’ stato poi naturale cogliere l’occasione offerta da Andrea Baudino di cimentarsi in una nuova composizione e commissionargli un nuovo Oratorio in Italiano.
L’obiettivo è dunque quello di offrire un momento musicale attuale, vivo, che sappia parlare in modo diretto ed intimo alla nostra anima, nella tradizione della musica colta.


“Vanità delle vanità, tutto e vanità”,
“Niente di nuovo sotto il sole”,
“Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto”,
“Ho proclamato più felici i morti”

sono alcune delle amare riflessioni del Qoèlet (nome proprio che significa «colui che raduna l’assemblea»), tratte dall’omonimo libro biblico (detto anche «Ecclesiaste»), alla base del presente Oratorio.
L’apparente insensatezza del mondo, la mancanza di un sicuro “risarcimento” per l’impegno del giusto e del saggio, né materiale né economico, né di memoria presso le generazioni future, sono i temi che turbano l’animo dell’autore biblico; un disagio esistenziale che risulta oggi quanto mai attuale.
Il Qoèlet mostra di volersi affidare alla tradizione, al suo credo di buon Ebreo osservante, per trovare un conforto a questa estenuante ricerca.
Il tempo in cui si muove Qoèlet è però del tutto diverso dal mondo contemporaneo.
Il fluire del tempo antico pare a noi lontano, portati come siamo a immaginare una direzione nelle cose, una partenza ed un arrivo, una direzione lungo la quale scorre il tempo della nostra vita. Il tempo antico è piuttosto un continuo rigenerarsi, in cui ogni istante è conclusione del passato ed origine di ciò che deve avvenire, l’Alfa e l’Omega; una continua rinascita nel cui fluire sta il tempo che ci è concesso di vivere, una circolarità ed un equilibrio che suggeriscono immediati rimandi al mondo orientale.

L’invito degli ultimi capitoli del Qoèlet a cercare «il risarcimento», diremmo «la felicità», nel tempo attuale, nella bellezza che ogni tempo può offrirci, non è dunque un ripiegare su quelle che oggi diremmo «le piccole cose», ma è una ricerca di verità, per conquistare la gioia nell’eternità del presente, che continuamente si rigenera (Alfa) dalle ceneri del passato (Omega).

Questa circolarità emerge dalla composizione di A. Baudino con linee melodiche che sempre sembrano tornare ove erano iniziate, pur con cangianti interruzioni ritmiche o armoniche, drammatiche disperazioni, esausti  sconforti e soffi di speranza che percorrono tutto l’Oratorio.

Altri due aspetti centrali del nostro  Qoèlet sono la relazione e la ricerca personale: «Avvicinarsi per ascoltare vale più del sacrificio offerto dagli stolti» dice il Qoèlet, e poi, con S. Marco, «Non temere, soltanto abbi fede»; un invito a «cercare Dio nel profondo del nostro cuore» piuttosto che in un tempio o su un altare.
L’antica dottrina biblica del risarcimento evolverà nei secoli, anche  profondamente, fino a rivolgersi ad un altrove, un aldilà trascendenti; prima di una tale profonda evoluzione, Sant’Agostino ci proporrà riflessioni vicine, familiari: «Ama e fa’ ciò che vuoi», ed ancora «Il godimento è appunto quasi la legge di gravitazione dell’anima» [delectatio quippe quasi pondus est animæ].

Dio è ancora nel cuore dell’uomo, come per S. Marco («non temere, soltanto abbi fede»), ma ancor più nella sua ricerca, nella sua relazione con il mondo:

 

«In questo consiste la nostra vita: esercitarci col desiderio.»
[Haec est vita nostra, ut desiderando exerceamur]

 

Ensemble del Giglio



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